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Pubblicato il 28 giugno 2014 da Simona Giordano in Notizie
 
 

Casale Marramiero, un luogo in cui il vino si racconta e si svela

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Il casale è adagiato sulle colline di Rosciano verdeggianti di rigogliosi vigneti. Lo sguardo spazia dal Gran Sasso fino alla costa, nel silenzio della natura, in un’atmosfera che invita a rallentare i ritmi della vita quotidiana e a concedersi una pausa per parlare, magari, delle magiche e ancora sconosciute alchimie capaci di creare vini unici e irripetibili. A ristrutturarlo è stato Enrico Marramiero, titolare dell’omonima cantina di Rosciano, che nella zona, in contrada Milano, possiede 15 ettari coltivati a Montepulciano e 6 a Pecorino,  e che lo ha inaugurato ieri sera con il desiderio di farlo diventare un luogo di incontro tra appassionati di vino.

“E’ doveroso ristrutturare piccole perle del nostro Abruzzo che necessitano di essere scoperte” ha spiegato l’imprenditore. “La mia famiglia ha acquistato questo casale, che si trova nelle terre delMarchese De Felice, dieci anni fa. Abbiamo lasciato inalterati i colori che contraddistinguevano i suoi possedimenti. Poi abbiamo fatto delle analisi sui terreni circostanti perché non c’erano vigneti, constatando che invece erano vocati alla coltivazione della vite. Così abbiamo piantato Montepulciano e Pecorino. Il mio desiderio è far incontrare in questo casale amici, giornalisti e appassionati di vino, una ventina di persone, per far respirare loro l’aria di campagna, far ammirare il panorama, valorizzare questa cornice e parlare anche di vino. Non è un luogo fatto per grandi eventi”.

Enrico Marramiero

Enrico Marramiero

Il desiderio di Enrico Marramiero si è concretizzato subito con una verticale di vini che ha fatto seguito all’inaugurazione del casale.

Sotto l’esperta guida dell’enologo della cantina, Romeo Taraborrelli,  sono state stappate e degustate bottiglie di grandi vini: Altare, Trebbiano d’Abruzzo Doc, annata 1994 dal lungo affinamento in bottiglia; Inferi, Montepulciano d’Abruzzo Doc, annata 1993, invecchiato dai 14 ai 18 mesi in botti di rovere francese e di slavonia; le annate del 1998, 1999, 2001 e 2003 del Dante Marramiero, Montepulciano d’Abruzzo DOC, per arrivare all’ultimo nato in casa Marramiero, “Livia”, un vino cotto legato alla tradizione abruzzese, prodotto di dieci annate.

Il confronto è stato animato, a tratti anche divertente, sui vari aspetti del vino, le fasi della lavorazione, l’imbottigliamento, l’utilizzo del tappo di sughero e  tante altre sfumature di una creatura generata attraverso un processo per certi versi ancora imprevedibile

“Il bello del vino” ha concluso Enrico Marramiero. ” è che aleggia ancora un senso di mistero, non si riesce a capire perfettamente  come interagiscono tutte le componenti che contribuiscono alla sua produzione”.

Il casale Marramiero, quindi, si candida a diventare luogo in cui il vino si racconta e si svela, tra i profumi di cespugli di rosmarino, menta e lavanda, nell’abbraccio di immensi vigneti e la saggezza di vecchi ulivi.

 

 

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Simona Giordano