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Pubblicato il 7 gennaio 2014 da Monica Di Fabio in Rubriche
 
 

Contro la crisi arriva il carrello solidale “salva-Italia”

cibo tricolore
cibo tricolore
Acquistare italiano per salvare il mercato del Bel Paese dalla crisi. Almeno quello. Si tirano le etichette nazionali in barca quando si va a fare la spesa: è una tendenza che si sta consolidando, secondo l’ultimo Barometro Coop, bollettino delle abitudini di spesa e dei consumi di una della maggiori catene alimentari italiane. La notizia arriva dall’Ansa e riferisce di un comportamento d’acquisto teso a preferire prodotti che assicurano posti di lavoro in Italia. In pratica se a risollevare le sorti dell’Italia non è capace la politica, ci stanno pensando le famiglie, le stesse a cui si chiede di continuo dando poco in cambio, malgrado la crisi.

spesa, carrelloUn esempio grande e forte, e intelligente, quello che arriva dalle corsie dei supermercati, dove si fanno letteralmente i conti su come arrivare a fine mese con le proprie forze e risorse, dunque. Succede che si sta sempre più attenti agli acquisti: non solo per spendere il giusto, ma anche per consentire all’industria agroalimentare di rimanere a galla. E quindi succede che gli italiani preferiscano prodotti italiani, oltre che equi e solidali, per migliorare le condizioni dei lavoratori.

Una tendenza che emerge dal Barometro Coop, la periodica indagine su un campione rappresentativo degli italiani avviata con interviste dirette e via web dal gruppo cooperativo di distribuzione. ”Si tratta di un comportamento d’acquisto – ha detto all’Ansa il direttore marketing Coop Italia Francesco Cecere - che da’ valore a chi assicura posti di lavoro in Italia. cibo tricolorePer la prima volta, negli ultimi sei-sette mesi, sta prendendo piede la volontà di utilizzare la leva dei consumi alimentari come ancora di salvataggio dell’occupazione nostrana. Gli acquisti solidali sono sempre stati caratterizzanti della nostra clientela, e tuttora nel carrello vanno forte il tè, il caffè, e il cioccolato che compensa in maniera equa le comunità di produzione nel mondo. La novità è che oggi circa il 35% dei nostri clienti, quando c’è di mezzo un posto di lavoro da tutelare, si dimostra pronto a legare gli acquisti alla responsabilità sociale. Ce ne siamo accorti quando la promozione era legata alle porcellane Richard Ginori con lo stabilimento toscano a rischio chiusura. C’è stato un boom di richieste, mosse dalla qualità di questo Made in Italy ma anche dalla solidarietà per quei lavoratori a rischio disoccupazione”.

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Monica Di Fabio