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Pubblicato il 17 aprile 2013 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Pensioni, 7 agricoltori su 10 vivono sotto la soglia della povertà

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L’agricoltura è il settore che sta reggendo le mura portanti dell’economia di tante regioni italiane, eppure nelle campagne si vivono le situazioni più difficili in tema di indigenza: infatti, secondo una rilevazione della Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, se in Italia quasi un pensionato su due vive con meno di 1.000 euro al mese, nelle aree rurali la media percepita si abbassa notevolmente, ed è proprio qui che si registra la massima concentrazione di pensioni minime, inferiori alla soglia di 500 euro mensili.

Lo afferma l’Anp, che è l’associazione nazionale pensionati della Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto dell’Istat diffuso oggi.

Messi peggio sono soprattutto gli ultrasessantacinquenni. “Si tratta di una categoria di per sé vulnerabile -spiega l’Anp Cia- ma che nella congiuntura economica attuale rischia di sprofondare in una situazione ancora piu’ drammatica”. Attualmente, infatti, sono 7 su 10 i pensionati delle aree rurali a essere vicini alla soglia di povertà: un rapporto di gran lunga più allarmante di quello relativo alla popolazione italiana, che sfiora il 30 per cento.
Accade, secondo l’Anp anche a causa della perdita del potere d’acquisto delle pensioni negli ultimi vent’anni, dal progressivo aumento della pressione fiscale e ora anche dal blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero e che riguarda 6 milioni di pensionati.
Ma ciò che spaventa, oltre al lato economico, è il risvolto sociale di questa realtà, meglio, lo stato di salute dei servizi sociali. E nelle campagne la carenza è strutturale ed è aggravata dai recenti tagli alla sanità e in particolare al Fondo per la non auto-sufficienza, che grava in particolar modo su anziani e pensionati.

L’invito della Confederazione è a non perdere tempo: “C’è l’esigenza -conclude l’Anp Cia- di lavorare a una riqualificazione di queste aree, prendendo le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonché tutte le provvidenze economiche agli indigenti, eliminando incongruenze e abusi e, contemporaneamente, offrendo un sostegno vero e efficace a chi è in reale stato di bisogno. Va, insomma, colmato ogni divario qualitativo e quantitativo tra regioni e territori garantendo i livelli essenziali di assistenza sociale”.

La conferma arriva anche dall’altra grande associazione di Categoria, la Coldiretti. In Italia ci sono più di 800 mila pensionati coltivatori diretti con pensioni inferiori o integrate al minimo di 480 euro al mese che stanno vivendo un periodo estremamente difficile. E’ quanto emerge da una analisi di Fedepensionati Coldiretti a commento del report su “Trattamenti pensionistici e beneficiari” dell’ Istat firmato insieme all’Inps. “Questa situazione riguarda la maggioranza dei coltivatori diretti pensionati” – afferma il presidente di Federpensionati, Antonio Mansueto – nel sottolineare che “i nostri pensionati comprendono la difficile situazione del Paese, ma non possono tacere sull’insostenibilità sociale della situazione dei coltivatori pensionati e delle loro famiglie, sulle quali si vanno sempre più scaricando i disservizi e le insufficienze dell’intervento pubblico”.

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Monica Di Fabio