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Pubblicato il 16 ottobre 2013 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Quelle 1,3 tonnellate di cibo che finiscono al macero

sprecoalimentare
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Ogni italiano getta 76 chili di cibo l’anno, malgrado la crisi che ha ridotto del  25 per cento gli avanzi in pattumiera.

Detto oggi il dato, già noto, assume un valore forte. La statistica emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione proclamata dalla Fao. Il contenimento degli sprechi – sottolinea la Coldiretti – è forse l’unico aspetto positivo della crisi che ha determinato una maggiore attenzione degli italiani alla spesa, ma anche alla preparazione in cucina e alla riutilizzazione degli avanzi.
Restano comunque quasi 5 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno – precisa la Coldiretti – vengono gettate nelle case degli italiani. Un problema etico con effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo dello smaltimento nei confronti del quale è giusto intervenire sia nei Paesi sviluppati che in via di sviluppo.
Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene infatti sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, delle quali 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo.

piattoParliamo di cifre che potrebbero forse non risolvere il problema, ma cominciare ad affrontarlo. L’associazione di categoria rilancia la necessità di intervenire per una più attenta gestione e distribuzione della produzione agricola ed alimentare per combattere la povertà e la fame. “La politica e l’economia – denuncia la Coldiretti – hanno pensato che fosse possibile la globalizzazione senza globalizzare anche le regole fino ad arrivare a trattare il cibo come una merce qualsiasi. Il risultato contraddittorio è stato il diffondersi dell’obesità e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il furto delle terre fertili cosiddetto land grabbing (71 milioni di ettari dal 2000 ad oggi) e il dramma della fame in quelli poveri. E’ necessario ora – conclude la Coldiretti – che i decisori politici ne tengano conto mettendo ai vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovendo politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo”.

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Monica Di Fabio