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Cacio e Pepe all’Abruzzese: viva il pecorino di Farindola

 
cacio e pepe
cacio e pepe
cacio e pepe

 
In breve
 

Ingredienti: Per 2 persone: 250 gr. di spaghetti n. 5, 300 gr. di Pecorino di Farindola (l'originale!), una manciata di pepe in grani, sale, acqua
 
Tempo di cottura: 11 minuti, per la pasta
 
Tempo di preparazione: 15 minuti, bollitura della pasta compresa
 
Città:
 
Costo:
 

Plus


Ricetta veloce e gustosa

Minus


Sconsigliato a chi non ama il pepe, perché ce ne va tanto


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Pubblicato il 10 agosto 2017 da

 
La ricetta
 
 
Sergio Maria Teutonico sul profilo Facebook della Palestra del Cibo

Sergio Maria Teutonico sul profilo Facebook della Palestra del Cibo

Tempo fa uno chef abruzzese alla radio era alle prese con quelle ricette che devono per forza essere realizzate in un certo modo e avere un’idea nuova per il pranzo. La sfida che lui, Sergio Maria Teutonico, eccellenza in cucina di origine orgogliosamente chietina (è abruzzese di Rosello, Val di Sangro), voce, faccia, letteratura, esperienza e papille gustative di Radio Capital dalla sua Palestra del Cibo di Torino, lanciava era sugli Spaghetti Cacio e Pepe. Una sfida blindata su pochi ingredienti: cacio (pecorino romano), pepe (in grani), spaghetti (numero 5). Niente altro. Niente olio, niente aggiunte, niente divagazioni.

Ma, trovandoci in piena celebrazione di uno dei caci più singolari e famosi d’Italia, il Pecorino di Farindola, che nel borgo di origine si degusta fino a domenica insieme all’altro pecorino del luogo, il vino, beh una trasgressione alla sua ricetta l’abbiamo rispolverata e ve la riproponiamo perché secondo noi vale. Trasgressione si, ma ad eccezione del formaggio, la  nostra Cacio e pepe è identica a quella che farebbe lui.

Dunque, Teutonico consigliava di grattugiare il pecorino freschissimo direttamente nel piatto da portata. Un quantitativo abbondante, visto che deve essere l’unico condimento della pasta. Nel piatto va messo anche il pepe, in grani, pestati grossolanamente in un mortaio, in Abruzzo ne abbiamo davvero da vendere e usarlo ci riconsegna alla tradizione di mamme, zie e nonne, quindi è un buon esercizio di memoria e identità etnografica avventurarsi in questa, scusate,  abruzzizzazione della ricetta laziale.

Il più è fatto. Resta la pasta: va cotta al dente e una volta arrivata alla cottura ideale va scolata senza grande perfezione, deve trascinarsi dietro l’acqua di cottura, e messa direttamente sul piatto e sugli ingredienti. Non resta che mescolare e aggiungere altra acqua, alla bisogna, finché il cacio grattugiato non sarà diventato una sorta di besciamella, una crema che aderirà sulla pasta, rilasciando il sapore e l’olio di cui è portatore.

pecorino farindolaIl risultato stupirà per la sua semplice e strepitosa resa al primo assaggio e ai bocconi successivi. Il Pecorino di Farindola sugli spaghetti?

Un’eccezione da provare, per confermare la regola della ricetta, Maestro!

 

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redazione

 


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