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E la tacchinella farcita di castagne diventa lettera d’amore

 
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In breve
 

Ingredienti: Per 6 persone: una tacchinella di circa 2,5 / 3 kg disossata, 300 gr di carne macinata (manzo o maiale), 3 salsicce, 50 gr di parmigiano, 2 uova, 3 mele preferibilmente, 8 prugne secche denocciolate, 10 castagne, 2 bicchieri di vino bianco, sale, pepe, salvia, rosmarino, olio d'oliva, 1/2 cipolla
 
Tempo di cottura: In forno per circa 90 minuti a 180/200 gradi
 
Tempo di preparazione: circa un'ora
 
Difficoltà:
 
Città:
 
Costo:
 

Plus


Passione per la cucina e amore di mamma

Minus


La cottura deve essere perfetta perché la carne sia morbida


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Pubblicato il 27 novembre 2013 da

 
La ricetta
 
 
Se penso ad una ricetta gustosa che ci riscaldi un po’ con questo freddo, penso alla tacchinella farcita con le castagne e le fette di arancia della mia mamma.

Questa “ricetta” la pubblico per te, mamma, che mi cucini il timballo della nonna al mio compleanno, mi domandi ancora ogni tanto, se c’è qualcuno che si occupa di me, che mi fai ridere quando fai i macelli e arrabbiare quando esageri con le tue sparate rivoluzionarie e quando fai come sempre tutto, tutto di testa tua, per te: che mi hai fatto essere figlia, capire meglio il mio modo di essere mamma e che mi dici sempre di scrivere.

La cosa migliore è farsi preparare la tacchinella ripiena da un bravo macellaio, ma se non vi è possibile, allora fatevi coraggio e con un bel coltello affilato e tanta buona volontà, nonostante vi girino un bel po’ per questo tempo meraviglioso che ti fa venire voglia di rimanere sotto le coperte fino a giovedi, dissossate una tacchinella di non più di tre chili. Preparate un impasto con carne macinata, salsiccia spellata, uova, castagne lessate e sbriciolate, mele a dadini, parmigiano, sale e pepe q.b.

Salate la tacchinella all’interno, farcitela e poi legatela ben stretta, lasciandole le cosce e le ali intatte. Fate rosolare in forno a 180/200 gradi con olio, cipolla, salvia, rosmarino e girate un paio di volte, irrorando con vino bianco. Una volta assorbito il vino, irrorate la carne con del succo di arancia, fate rosolare e ogni tanto bucherellate la carne con la forchetta per controllare la cottura. A metà cottura, aggiungete le castagne lesse, le prugne e le albicocche secche e i pinoli.

Se piace il gusto agrodolce, aggiungere anche qualche fico secco e uvetta. Una volta sfornata, servite la tacchinella su un piatto di portata, guarnendola con la frutta secca e le fette di arancia fresche, tutto intorno al piatto. Tagliate a fette la tacchinella e servite ogni porzione con il sugo di cottura, la frutta secca, le castagne lessate e le fette di arancia.

Accompagnate la tacchinella con patate al forno o insalata.

Ecco perché sarà buonissima.

Quando sono nata io, mamma aveva 19 anni, e quando ero piccola nessuno riusciva a credere che quella signora bionda così sorridente, allegra e sicura di sé, avesse delle figlie così grandi. A casa mia la domenica si dormiva fino a tardi e si ascoltavano Vasco Rossi nello stereo a palla e tutti si ricordano le interminabili feste, con mio padre che veniva a prendermi al liceo con la sua vespa , una mamma che sembrava più una sorella e due genitori simpatici, anticonvenzionali e avventurosi. Crescendo un po’ mi confrontavo con lei e mi capitava di non sentirmi mai all’altezza di questa mamma così bella, risoluta, sicura di sé, sempre con la risposta pronta e un’opinione precisa su ogni cosa e persona e su quello che si doveva fare. A me, invece, per carattere manca sempre qualcosa e quelle insicurezze ho continuato a portarmele dietro e ad incasinarmi la vita, a volte, come solo io riesco a fare. Ho capito dopo, crescendo e soprattutto sbagliando, da mamma di figlia femmina, quanto nelle nostre diversità ci sono particolari, passioni, atteggiamenti, segni distintivi e modi che appartengono inevitabilmente ad entrambe e che sono segno chiaro e trasparente di ciò che di lei è fortemente in me.

Da Moglie di mio padre, madre di mia sorella e me, viaggiatrice appassionata, fan sfegatata di Vasco, agente di viaggio, lettrice onnivora, pittrice, a favore delle donne sempre, cuoca distratta ma creativa a cui poi riesce sempre tutto, ora è per noi, soprattutto, la nonna. La nonna, che anche lei ha scoperto di essere e forse non pensava neanche potesse piacerle tanto, per i miei figli è una specie di personaggio magico, un po’ mattarella, un incrocio tra la protagonista di “Pomi di ottone e manici di scopa”, e la praticamente perfetta, alla faccia della modestia che nessuna delle due mostra , “Mary Poppins”, film che guardavo da piccola con mia nonna e che ho amato tantissimo.

Mia madre è vulcanica, fantasiosa, creativa, incasinata, anche quando si arrabbia ti investe con un fiume di parole disordinate, cucina e quando chiedi una ricetta poi non si ricorda mai le quantità perché lei va a occhio, bravissima in tutte le sue passioni momentanee, che poi passano perché si è già annoiata e deve fare altro, ha già avuto un’ altra idea da mettere in pratica, contagiosa, scasinante, pasticciona, socievole e socializzante, come solo io riesco ad essere, ora che ci penso. Agitata e tesa quando organizza i suoi pranzi familiari tipo Big Night, riesumando dal cilindro i personaggi più disparati, mescolandoli tutti intorno ad una bella e originale, lunghissima tavola apparecchiata, che dopo circa due ore, fanno desiderare a mio padre, più riservato e taciturno, di emigrare all’estero. Lei ti parla sempre con quel suo modo in cui si fa scivolare le cose, così diverso dal tuo, che invece nelle cose che ti succedono,nelle persone che incontri, nei sentimenti che provi ci entri sempre dentro e di schianto e ti fai attraversare, e a volte, capita che rimani impantanato dentro una specie di cappa che ti impedisce di respirare e ogni tanto, capita che fai fatica a ritrovare la strada. Allora arriva lei, con il suo amore per i colori e la sua grinta, perennemente di corsa e col fiatone, lo sguardo indagatore, il sorriso e i pensieri chiusi dentro e ti rovescia addosso quel suo fiume di parole e tu pensi che si, in effetti, forse è anche un po’ quella la strada giusta per uscire dal buco in cui ti sei ficcata e che forse ogni tanto, come scriveva il mio amato Calvino, la leggerezza è il modo giusto per guardare certe cose, ”prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.re

Quando ero piccola, mi piaceva tanto la canzone dello Zecchino d’oro e continuavo a ripeterla per tutta casa: ”Sono una talpa e vivo in un buco!!”. Ecco piano, piano, andando avanti su questa strada, è come se stessi cercando un po’ di alleggerirmi da certi “macigni” che pesano ancora un po’ sul cuore, che fanno stare male e in fondo, non portano a molto.

E mentre il nostro viaggio continua, ho imparato anche che è sempre un momento buono per dirsi certe cose, anche se ho cominciato parlando di una tacchinella, perché capita a volte , che non sempre si trovi il modo o il coraggio o semplicemente, non si faccia in tempo.

Intanto so con certezza che già questo viaggio, con tutti i nostri difetti, errori e limiti, è pieno di affetto, di sorrisi, di vita ed è sempre un dono, per me, per te e per i miei figli.

 

Cristina Pace Palitti

 

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Monica Di Fabio

 


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