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Pubblicato il 15 maggio 2015 da redazione in Altre notizie
 
 

Se l’inverno ritorna a maggio anche in Abruzzo è tutta colpa dei Santi di ghiaccio

pioggia ombrello
pioggia ombrello
Dieci gradi in meno rispetto a questo inoltro di primavera. Lo dicono tutti i siti di previsioni meteo, dai più catastrofisti che ti invitano a mettere al sicuro le auto per salvarle dai danni della grandine, a quelli più premurosi, che ti avvertono, restando coi piedi per terra, che se pensi di trascorrere un tranquillo fine settimana di sole e caldo al mare o in montagna, beh, forse è meglio rinviare alla settimana dopo.

Cercando conferme su internet, ricorriamo alle previsioni affidabilissime di Abruzzo Meteo. “In base agli ultimi aggiornamenti, il peggioramento sulla nostra Regione risulterà meno intenso rispetto a quanto accadrà sulle regioni nord-occidentali – rassicura Giovanni De Palma presidente di Abruzzo Meteo su Facebook – tuttavia da venerdì è prevista instabilità in aumento con possibilità di temporali. Sabato dovrebbe essere la giornata “peggiore” ma poi da domenica situazione in lento miglioramento”. E la previsione conferma in termini più scientifici ciò che aspetta anche l’Abruzzo nei prossimi giorni (leggila qui)

Apprfondendo, in verità scopriamo che questo ritorno all’inverno è tutt’altro che peregrino, anzi, è quasi santo. E’ , niente popò di meno che la tradizione dei Santi di Ghiaccio, o Santi dell’ultimo ghiaccio o santi dell’ultimo freddo, nata a seguito della secolare osservazione del cielo da parte dei contadini e che vuole che dall’11 al 15 maggio l’Inverno ricompaia specie a nord prima dell’arrivo raffreddando la primavera e prima che iil caldo della bella stagione abbia la meglio. Un tempo la sesta settimana dall’equinozio di primavera nell’Europa centro-settentrionale si tali sbalzi di temperatura fossero regolarmente attesi. Andando a fondo al nome apocalittico: i Santi coinvolti sono quelli associati alle date dell’11, 12, 13 e 14 maggio, ovvero: San Mamerto, San Pancrazio, San Servazio e San Bonifacio di Tarso, a cui si aggiunge anche Santa Sofia di Roma, che manco a dirlo i teutonici soprannominarono “die kalte Sophie”, dal tedesco la fredda Sofia.

Non mettete via i maglioni, va.

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redazione