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Pubblicato il 24 maggio 2014 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Spesa in picchiata per Federconsumatori e Adusbef: l’appello al governo

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Il crollo delle vendite dei prodotti alimentari è un segnale inequivocabile della situazione di estrema difficoltà in cui si trovano le famiglie. È noto, infatti, che la domanda relativa al comparto alimentare è l’ultima ad essere intaccata in una situazione di crisi, proprio per questo è tradizionalmente considerata anelastica. Questo il commento di Federconsumatori e Adusbef ai dati Istat sulle venditeb al dettaglio.

“Il fatto che i consumi alimentari abbiano segnato una contrazione del -6,8% è un vero e proprio grido di allarme. Una contrazione che, tra l’altro, genera importanti conseguenze sul mercato relativo a tale settore: una diminuzione simile del volume delle vendite equivale ad una caduta della spesa di 9,4 miliardi di Euro. Ben 376 Euro a famiglia! – continuano le associazioni a difesa dei consumatori – Complessivamente, invece, relativamente a tutti i comparti, una contrazione del commercio al dettaglio del -3,5% equivale ad una caduta sul mercato di oltre 32.5 miliardi di Euro. Cifre impressionanti, che lasciano intravedere prospettive sempre più nere per l’intera economia, da anni ormai alle prese con la continua contrazione della domanda di mercato. Basti pensare che, solo nel biennio 2012-2013, la diminuzione dei consumi è stata pari al -8,1%”.

spesaDati che dimostrano quanto sia urgente intervenire per un rilancio del potere di acquisto delle famiglie, i lavoratori a reddito fisso, ma anche incapienti e disoccupati. Inoltre è indispensabile agire con determinazione sul versante del lavoro: è questo il vero grave problema del nostro Paese. In una fase in cui la disoccupazione ha raggiunto il 12,7% e la disoccupazione giovanile si attesta al 42,7% è evidente la necessità di avviare misure straordinarie.

La proposta: “Per questo chiediamo al Governo di impiegare le risorse ricavate dai tagli agli sprechi, ai privilegi ed agli abusi, dall’incremento della lotta all’evasione fiscale, nonché dalla vendita di parte delle risorse auree (il 15-20%) per:  lo stanziamento di congrui investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, a partire dalla banda larga nelle telecomunicazioni per l’incremento della produttività di sistema; l’avvio di un piano strategico per lo sviluppo del turismo;  la modernizzazione e la creazione di infrastrutture soprattutto al Sud; la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica”.

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Monica Di Fabio