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Pubblicato il 5 luglio 2013 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Svimez: l’Abruzzo ha i numeri per lo sviluppo, serve una strategia

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“Abruzzo, Mezzogiorno, Europa”: riflessioni sul rapporto Svimez 2012 sul Mezzogiorno, con un focus tutto dedicato all’Abruzzo quelle che hanno occupato la mattinata della Fondazione PescarAbruzzo, che ha radunato nella sede pescarese, intorno al presidente della prestigiosa associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Adriano Giannola, menti politiche e istituzionali, per capire a che crocevia si trova l’Abruzzo e che tipo di orizzonte aspetta la regione negli anni della crisi.

Al tavolo dei relatori il presidente della Fondazione, Nicola Mattoscio, affiancato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanni Legnini e dal presidente della Regione Gianni Chiodi. Insieme hanno analizzato i dati in arrivo da una sezione mirata del rapporto sulla situazione abruzzese, lanciando proposte e iniziative per la ripresa che tutti aspettano.

Un ruolo fondante per Pescara, quello rivendicato da Mattoscio nell’introduzione dei lavori, città capoluogo per fare da traino ad un’economia che deve quardare foto-153all’Europa, cogliere occasioni e treni buoni e uscire dall’isolamento in cui rischia di cadere, stagione dopo stagione, ha detto.

Il 2012 è stato l’anno della crisi, dice il mini rapporto Con una perdita di Pil del 3,2 per cento, contro lo stabile 1,6 italiano, senza segni meno davanti invece, questo in un contesto in cui la Penisola ha perso il ritmo sostenuto dell’Europa, sempre in termini di Prodotto Interno Lordo. L’Abruzzo, però, si conferma la prima regione del Mezzogiorno per tenuta di Pil procapite, pari a 21.244,7 euro, malgrado la discesa della domanda estera che ha tradito la naturale propensione abruzzese all’apertura ad altri mercati. I dati che emergono dalla relazione sono neri, anche per l’Abruzzo, ma non ancora disperati, con il calo della spesa delle famiglie e dei consumi, per i beni durevoli il calo è del 12,7%! A seguire il commercio e nuove abitudini di acquisto, la preferenza della grande distribuzione, più generosa di promozioni e offerte, hanno mutato l’immagine del consumatore anche abruzzese. 2012 nero anche per l’industria abruzzese, ma moderatamente, con cassintegrazioni, chiusure e fatica, specie nell’accesso al credito, tuttavia, l’Abruzzo con il suo 20,7 per cento, si afferma come la regione più industrializzata del sud.

foto-152Momenti nerissimi ma per Svimez il mercato del lavoro abruzzese regge, malgrado la crisi si è registrato un lieve aumento di occupazione, strascico della buona performance dell’anno precedente, specie nel settore costruzioni, per via dell’attività di ricostruzione post terremoto. Come detto regge l’occupazione industriale, con tanta fatica e anche l’occupazione giovanile che scendo ovunque in Italia, specie fra i giovani dai 18 ai 34 anni passato da 49,2 del 2008 al 44,8 dell’anno scorso, contro un calo di quasi 6 punti per il resto d’Italia: in Abruzzo scende più lento e l’occupazione femminile si registra con un tasso più elevato di tutto il Mezzogiorno, 23,6 per cento. Infine, l’Abruzzo risulta fra le regioni più scolarizzate, il 63,6 per cento degli studenti passano all’Università in Abruzzo, contro il 54 del Mezzogiorno e il 61 del Centro Nord.E, oinfine, il rischio di divenire poveri, in base ai dati risulta più basso che nel resto del Mezzogiorno.

“Ma in Abruzzo come tutto il paese è urgente una riqualificazione del modello di specializzazione che sostenga lo sviluppo delle attività più alta produttività – ha sottolineato Giannola – che punti sull’innalzamento delle dimensioni medie d’impresa, alle quali sono oggi legate le capacità di esportazione sui mercati globali e privilegi questi settori innovativi come le filiere territoriali logistiche in un’ottica mediterranea, le energie rinnovabili, la riqualificazione urbana, a partire dalla ricostruzione della vita dopo il terremoto, le reti digitali, la ricerca, innovazione ambiente e servizi avanzati di imprese locali, insomma una moderna industria culturale non solo turistica”.

foto-151Utilizzare tutti gli strumenti finanziari, fiscali, economici a disposizione e i fondi, la ricetta dell’Associazione, specie europei, su cui il presidente Giannola ha idee ben chiare circa l’Abruzzo: “Un dato che conferma il buon funzionamento della macchina amministrativa regionale è offerto dalla certificazione della spesa dei fondi comunitari. A fine maggio 2013 in Abruzzo è pari, in base ai dati del ministero della Coesione Territoriale, al 49.02%, superiore a quella media delle regioni italiane dell’obiettivo competitività, 46,4% e al 44,6% della media dell’obiettivo convergenza. Ciò significa che la Regione è riuscita finora a centrare gli obiettivi posti dal Quadro comunitario di sostegno, spendendo in modo rapido le risorse messe a disposizione da Bruxelles”.

Raccoglie la sfida il Presidente della Regione Gianni Chiodi: “Siamo all’interno di un sistema che sta soffrendo pesantemente ma in cui accanto a punti di debolezza per la nostra regione esistono punti di forza su cui dobbiamo far leva. L’Abruzzo sta mettendo in campo preziose risorse per sostenere le sue imprese nel superamento della crisi ma, soprattutto, per farle crescere ed aiutarle a guardare il futuro e ai mercati internazionali”.

“Abbiamo messo a punto una politica industriale – ha proseguito Chiodi – in grado di sostenere l’aggregazionismo, di creare una nuova cultura aziendale: sono nati così i Poli d’innovazione e le Reti d’impresa. Abbiamo varato provvedimenti a sostegno di imprese e dell’occupazione e possiamo dire di essere la prima regione d’Italia per quanto riguarda gli investimenti effettuati nel campo della ricerca e dell’innovazione. Uno dei punti di debolezza è che la nostra struttura imprenditoriale presenta una dimensione frammentata per cui esiste una maggiore difficoltà ad investire in ricerca e innovazione. La nostra non è una crisi finanziaria ma una crisi strutturale, industriale in cui le nostre imprese perdono quote di mercato ogni giorno che passa. Dobbiamo giocare una partita importante ma ricordiamo che la crisi che sta mordendo anche noi può rappresentare una grande occasione di cambiamento, un’opportunità da cogliere”.

Il rapporto in sintesi

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Monica Di Fabio