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Pubblicato il 11 dicembre 2013 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Un giovane su quattro cerca futuro dentro l’enogastronomia

cuochi villa
cuochi villa
Scripta volant, cibus manent, a parte la citazione in latino “maccheronico” (meaculpa) di vero c’è che in Italia uno studente su quattro scommette sul cibo per il proprio futuro. Addio sogni di gloria e di oratoria legati a professioni umanistiche e industriali: il 23% degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie superiori tecniche e professionali ha scelto per il 2013/2014 un indirizzo legato all’agricoltura e all’enogastronomia. E’ quanto emerge dal primo dossier sulla “Svolta generazionale dell’economia italiana” che e’ stato presentato dai Giovani della Coldiretti in occasione della consegna dei premi “Oscar Green” sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio del ministero Politiche Agricole e di Expo 2015.

allievi dell'Issar De Cecco ad Agroalimenta

allievi dell’Issar De Cecco ad Agroalimenta

Nell’anno scolastico 2013/2014 si sono iscritti al primo anno degli istituti tecnici e professionali della scuola secondaria di secondo grado, statali e paritarie 262.716 giovani e tra questi ben il 23% ha optato per l’agricoltura, l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, che complessivamente hanno registrato 60.017 nuovi iscritti. Numeri che testimoniano una vera rivoluzione culturale, confermata anche dai risultati di un sondaggio Coldiretti/Ixè secondo il quale il 54% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l’impiegato in banca (13%). L’88% degli italiani afferma che il sistema di formazione nazionale andrebbe riqualificato anche con un corso specializzato all’Università sulla valorizzazione del Made in Italy. “I giovani hanno visto prima e meglio di altri dove ci sono reali prospettive e di fiducia per far tornare a crescere l’Italia” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è in atto una rivoluzione generazionale che punta su quegli asset di distintività nazionale che garantiscono un valore aggiunto nella competizione globale come il territorio, il turismo, la cultura, l’arte, il cibo e la cucina”.

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Monica Di Fabio