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Pubblicato il 7 maggio 2013 da Monica Di Fabio in Rubriche
 
 

Acquisti, crolla anche il consumo di carne per l’austerity alimentare

carne
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Per effetto della crisi crollano del 5 per cento i consumi di carne in quantità degli italiani, fino a febbraio pilastro del consumo alimentare e da marzo uno dei prodotti su cui si è registrata la maggiore riduzione negli acquisti, dall’inizio dell’anno al mese di marzo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni di Coop Italia relative al primo trimestre del 2013, in occasione della divulgazione dei dati sui consumi della Confcommercio.

Il carrello della spesa è cambiato per sette famiglie su dieci (71 per cento) che sono state costrette a modificare la qualità e la quantità dei prodotti acquistati, privando molti cittadini di alimenti essenziali per l’alimentazione. Il risultato è infatti che – sottolinea Coldiretti – il 12,3 per cento degli italiani non è più in grado di sedersi a tavola con un pasto adeguato in termini di apporto proteico almeno una volta ogni due giorni, con conseguenze gravi anche per la salute. Oltre un certo limite – conclude la Coldiretti – sul cibo non èpossibile risparmiare se non si vuole mettere a rischio la salute.

“Il dato più rappresentativo di questa crisi è l’ennesimo crollo degli acquisti degli alimentari, voce che comprende più di ogni altra i beni di prima necessità e che in quantità, su base tendenziale, registra a marzo un meno 3%. Dato che va ad aggiungersi alle diminuzioni precedenti, che durano ormai ininterrottamente dal 2007″. Così commenta il  Codacons in una nota commentando l’andamento dell’indicatore dei consumi di Confcommercio.

Secondo il Codacons, “si può dedurre che a questo punto un terzo delle famiglie italiane vive come nel dopoguerra. La loro priorità, infatti”, si legge nel comunicato, “è diventata la ricerca dei soldi per poter acquistare il cibo fino a fine mese. Per uscire da questa situazione occorre che il Governo restituisca il drenaggio fiscale, salvaguardando il potere d’acquisto delle famiglie, riduca le tasse sui ceto medio bassi, ed infine, riduca, anche con le liberalizzazioni, le spese obbligate che le famiglie pagano per banche, assicurazioni, luce, gas, benzina, rifiuti, acqua”.

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Monica Di Fabio