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Pubblicato il 19 aprile 2014 da Simona Giordano in cultura
 
 

Il racconto: Le ova tente d’ Pasqua

uova colrate
uova colrate

Pubblichiamo oggi il racconto di un nostro lettore che si ispira all’antica tradizione, che si aveva nei borghi dell’interno dell’Abruzzo, di colorare le uova sode nei giorni della Pasqua, e di farne dono ai bimbi. Ciò si otteneva mettendo nell’acqua di ebollizione materiale vegetale che trasferiva il colore al guscio che lo assorbiva. Per esempio le bucce delle cipolle rosse o le violette. E tra il profumo dell’agnello e quello della stufa a legna, ci si scambiava semplici gesti di affetto, nel rispetto della tradizione. Un patrimonio fatto di ricordi e sensazioni da custodire nella memoria e nel cuore.

Le ove tente d’ Pasqua

Le ultime ad arrivare, la mattina di Pasqua, erano le ova tente d Zi Flipp d Taverna nova. Ormai le campane suonavano a festa e in casa mia, come in quelle di tutto il paese, si spandevano nell’aria i tradizionali ed ottimi profumi della coratella di agnello, che mia madre faceva cuocere lentamente sulle fornacelle, mentre nel forno della stufa a legna incominciava a rosolare il cosciotto con le patate. In questa atmosfera arrivava lui, ormai sull’ottantina, nel suo volto risaltavano gli occhi piccoli e vispi ed un paio di baffi che lo rendevano austero. Saliva a piedi alla sua età, come se niente fosse, con il vestito di velluto marrone della festa con tanto di panciotto e orologio al taschino. Filippo era uno degli ultimi testimoni della Transumanza per anni su e giù per il tratturo, con le sue pecore, tra l’altopiano di Navelli e la Puglia. I suoi racconti rapivano la mia fantasia di bambino, anche, se a dire il vero, il suo scarso udito rendeva a volte molto divertente il dialogo. “So pers la ‘ntesa” diceva.

Nel giorno di Pasqua, fino a che ha potuto, prima di andare in chiesa per la messa, passava a farci gli auguri e, come prima cosa, tirava fuori dalle tasche della giacca 3/4 uova sode colorate che erano il suo dono per i più piccoli. Poi, in cucina, si intratteneva con suo nipote Dantuccio che, a quell’ora, era già alla sua seconda se non terza colazione di Pasqua con il tradizionale salame, pizza e uova sode. Ricordo la sua gioia, direi che era contento come una Pasqua, ogni volta che riceveva visite e poteva condividere uno spuntino e un buon bicchiere di vino. Ma, se le uova sode colorate di Filippo erano le ultime, le prime erano sicuramente quelle di zia Ada e zia Colorinda che, di solito, erano le prime a farci visita e scambiavano con piacere quattro chiacchiere con mamma Maria, non senza aver portato il tradizionale pacchetto di zucchero, di caffè e la colomba. Ricordo la loro allegria, l’ironia di zia Ada ed i sorrisi e la voce allegra di zia Colorinda che, dandomi le uova, mi spiegava i suoi capolavori. La tintura più comune era quella fatta con le bucce delle cipolle rosse, che davano un colore più o meno intenso al guscio, mentre le più ricercate e particolari erano quelle colorate con le violette e, in queste, zia Ada e Colorinda erano maestre. Le avrò ricevute sicuramente anche da altri, ma queste che ho raccontato mi sono rimaste particolarmente impresse nella mente. Voi direte: che sarà mai.? Certo che al giorno d’oggi farà sorridere, ma chi li ha vissuti sa invece che erano gesti intrisi dei profumi autentici dell’affetto, della umanità e della devozione alle tradizioni, che nessun progresso e tecnologia saprà mai riprodurre. Auguri

A.C.

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