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Pubblicato il 13 marzo 2014 da Monica Di Fabio in Notizie
 
 

Gli operatori portuali pescaresi bloccati e senza risorse, per la marineria 2,5 milioni dall’Ue

Porto di Pescara
Porto di Pescara
Il futuro del porto canale di Pescara è di quei temi destinati ad arricchirsi di capitoli incerti. Se l’esondazione invernale e il maltempo hanno fatto ciò che un costosissimo dragaggio non è riuscito nemmeno ad ipotizzare, di certo non è servito tutto ciò a riportare le navi di grossa stazza in porto. Né a riportare il catamarano per la vicina Croazia. La situazione vede gli imprenditori portuali arenati come lo scalo e beffati da risorse che non ristorano che infinitesime parti del mancato guadagno aziendale. Come non capita ai pescatori, che hanno avuto provvidenze e ne avranno, è di oggi l’annuncio dell’assessore regionale Mauro Febbo delle news in arrivo da Bruxelles, secondo cui il Collegio dei commissari della Commissione europea ha deliberato il provvedimento che sblocca i fondi per 2,5 milioni di euro in favore della marineria di Pescara, fortemente penalizzata in questi anni a causa del mancato dragaggio.

Sul fronte del porto, però sono scesi gli operatori per spiegare cosa li aspetta per il futuro:”Tra circa un anno il dragaggio cesserà i suoi effetti e perderemo un’altra volta un metro di fondale. Questo comporterà di nuovo la chiusura del traffico commerciale e passeggeri”. E’ l’allarme lanciato nel corso di una conferenza stampa dagli operatori portuali di Pescara, che puntano il dito contro la mancata approvazione del Piano regolatore portuale (Prp).

porto2“Attualmente – ha detto Gianni Leardi, rappresentante degli operatori – i fondali sono profondi 5 metri e mezzo. Secondo uno studio del pilota del porto, tra un anno diminuiranno di 70 o 80 cm. Quindi tantissime navi già non potranno più entrare. L’unica cosa da fare – ha evidenziato – è mandare avanti il Piano regolatore portuale, cioè  l’unico strumento che consente di far defluire le acque fuori dalla diga foranea. In questo modo non avremo più problemi di dragaggio e di inquinamento della costa. Però è tutto fermo da due anni per la Vas. La Regione aveva promesso che avrebbe risolto la questione, ma non è ancora successo nulla. La Regione sta facendo di tutto per arrivare alla fine della legislatura e passare la palla agli altri”.

Quanto alle risorse: “Abbiamo avuto 300mila euro in 60 – aggiunge – cassa integrazione a singhiozzo, incertezze sul futuro e mancati guadagni che nessuno considera importanti a livello istituzionale”.

Dello stesso avviso il pilota del porto, Leonardo Costagliola: “siamo stufi- ha detto – Chiediamo un incontro a tutti i candidati alla Regione e al Comune di Pescara. Se hanno l’intenzione di lasciare il porto in queste condizioni allora è meglio chiuderlo. Il Piano regolatore portuale è  uno strumento che consente di evitare il ripetersi dell’insabbiamento e di fare dei programmi”. Il pilota ha inoltre evidenziato il problema della sabbia stoccata nella darsena: “In questo modo – ha detto- non possiamo ancora lavorare, perché non ci sono gli spazi di sicurezza. Abbiamo chiesto più volte di togliere o spostare la sabbia, ma non è stato fatto. Al momento, Città Sant’Angelo è l’unico Comune che è riuscito a farsi fare l’autorizzazione dal provveditorato e quindi porterà via 5 mila metri cubi di sabbia. Fino a quando non provvederanno a togliere la restante sabbia, però, non possiamo operare”.

“Abbiamo ottenuto un altro importante successo e finalmente possiamo affermare che e’ arrivata un’altra consistente boccata d’ossigeno per la Marineria di Pescara”, invece commenta l’assessore alla Pesca, Mauro Febbo sui 2,5 milioni di euro in favore della marineria di Pescara e aggiunge: “Quella portata avanti dalla Regione Abruzzo – prosegue Febbo – e’ stata una battaglia lunga e faticosa, resa insidiosa dai regolamenti comunitari, ma alla fine siamo riusciti a far valere le nostre ragioni e il nostro impegno e’ stato premiato. E’ bene precisare che per questo aiuto, proposto dalla Regione per sostenere il nuovo start up delle imprese della pesca, l’esito non era affatto scontato in quanto si colloca ai margini della normativa comunitaria. Non rientra infatti nella casistica tipica degli aiuti alla pesca e per questo e’ stato sottoposto ad un’attenta e complessa valutazione tecnico-giuridica. La materia sulla quale ci siamo dovuti confrontare – aggiunge poi Febbo – e che ha richiesto piu’ di un viaggio a Bruxelles è molto complessa e per questo abbiamo cercato di attivare tutti i canali istituzionali possibili chiedendo anche il sostegno del presidente della Commissione europea Antonio Tajani”.

“L’aiuto, e qui sta l’aspetto da mettere in evidenza – osserva l’assessore – si traduce in un notevole sgravio fiscale per le imprese che non dovranno versare di tasca propria i contributi Irap, Inail, Inps e Iva. In questo modo si favorisce la ricapitalizzazione delle aziende che eviteranno di cedere la loro liquidità proprio per il pagamento delle imposte. Come da richiesta della Commissione europea è stato fissato un tetto massimo per ciascuna azienda che ammonta a 150 mila euro. Il prossimo step prevede la pubblicazione di un avviso pubblico attraverso il quale si chiedera’ di fornire tutta la certificazione necessaria in quanto l’aiuto sara’ proporzionale al fatturato ante-crisi. Un altro elemento da sottolineare riguarda il pagamento delle imposte: e’ stata infatti avviata una procedura di evidenza pubblica per selezionare l’istituto di credito che effettuerà le oblazioni per conto delle aziende dietro presentazione on line del modello F-24. Questi interventi – conclude Febbo – sono fondamentali per dare sostegno e rinnovata fiducia agli operatori di un comparto messo in ginocchio a causa dell’insabbiamento del porto di Pescara che ha avuto forti ripercussioni anche su scala regionale”.

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Monica Di Fabio